Terapie naturali: è il momento di integrare!

L’Homo Sapiens sembra abbia fatto comparsa sul pianeta circa 200000 anni fa. Sappiamo che i primi uomini sapevano cosa utilizzare per la cura dei disturbi di salute che manifestavano o per le ferite che subivano. Molti attribuiscono al caso la scelta di un’erba piuttosto che un’altra per il trattamento di uno specifico disturbo, ma personalmente non concordo. Gli uomini sapevano cosa usare, prima dell’osservazione dell’effetto,

così come sanno fare oggi diversi mammiferi: chiunque abbia un pezzetto di giardino e un animale domestico come un cane o un gatto, sa che anche questi animali, così tanto antropizzati (poveri cagnolini con il maglioncino…), sanno quale erba andare a cercare per regolarizzare il loro intestino e non perché le abbiano provate tutte e poi si siano soffermati su quella giusta, e nemmeno perché qualche altro animale glielo ha insegnato. Lo sanno e basta. Evidentemente, l’uomo ha perso questa capacità, ma la speranza è l’ultima a morire. 

Anche i funghi rientravano in questo “arsenale” curativo. Nel 1991, in un ghiacciaio delle Alpi Tirolesi, fu ritrovato il corpo mummificato di un uomo vissuto nel Neolitico, circa 5300 anni fa, il quale presentava tatuaggi su punti di agopuntura comunemente usati per il trattamento dell’artrite e nella sua “borsa medicina” furono ritrovati pezzi di Piptoporus betulinus, fungo antibiotico e vermifugo, e una massa lanuginosa ottenuta dal fungo Fomes fomentarius usata probabilmente per accendere il fuoco. Nel suo contenuto intestinale furono trovate uova del parassita Trichiuris trichiuria che causa addominalgie e anemia. Molto probabilmente, nella sua borsa medicina, quell’uomo portava con sé i rimedi che gli servivano per trattare le sue patologie. 

La medicina “chimica” è stata introdotta da poco più di un secolo e il suo impatto sulla salute umana è stato determinante; basti pensare all’importanza degli antibiotici. Tuttavia, l’impatto è stato tale da avere fatto dimenticare millenni di terapie naturali, tanto che oggi queste vengono considerate alternative, non convenzionali o, nella migliore delle ipotesi, complementari; eppure hanno accompagnato l’uomo da sempre! Come se Chimelong Ocean Kingdom di Hengqin in Cina (l’acquario più grande al mondo) si confrontasse con l’oceano… Questo atteggiamento non è utile per realizzare a pieno il fine dell’atto medico: curare. Perché rinunciare a risorse terapeutiche efficaci, spesso innocue, solitamente facilmente reperibili, non inquinanti o non richiedenti un costo per l’ambiente nel loro processo produttivo? L’antagonismo finora vissuto tra medicina convenzionale e medicine complementari non ha più senso. Per questo, sempre di più, si parla di medicina integrata. La fitoterapia e la micoterapia rappresentano senz’altro un approccio terapeutico che è utile integrare ai trattamenti in uso oggi. 

Nella mia esperienza in medicina generale e in oncologia ho introdotto la prescrizione della micoterapia e della fitoterapia, spesso in accompagnamento alla medicina convenzionale con risultati incoraggianti. Il mercato propone numerosi prodotti contenenti estratti di piante o funghi medicinali, ma, poiché non sono previsti organismi di controllo, non sempre questi prodotti sono affidabili o contengono nelle opportune quantità i principi attivi che servono per ottenere l’effetto terapeutico. Per fare qualche esempio, per produrre 1 kg di buon estratto di Ganoderma lucidum (un fungo medicinale orientale) può essere necessario usare 15 kg di fungo secco e 150 kg di fungo fresco. Un altro aspetto importante riguarda le tecniche di coltivazione: l’Agaricus Blazei Murril e il Cordyceps Sinensis, per esempio, sono funghi che richiedono tecniche colturali di non semplice realizzazione. Infine, non bisogna dimenticare la possibilità che durante l’estrazione dei principi attivi possano essere prodotte sostanze tossiche che dovranno essere rimosse dal prodotto finito: è il caso della citrinina, sostanza tossica che può causare insufficienza renale, che si forma nel processo di fermentazione del riso rosso per la produzione della monacolina k, sostanza usata per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue. 

In conclusione, un’attenta prescrizione fitoterapica e micoterapica, può essere di grandissimo aiuto per molte persone. Un’occasione è sotto i nostri occhi. Riusciremo come classe medica e come specie umana in generale a cogliere l’opportunità di integrazione tra terapie tradizionali e terapie convenzionali o preferiremo procedere in un atteggiamento di sfida e competizione? 

a cura del Dottor. Sergio Stinco