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DIALOGO SUL FEMMINICIDIO: RIFLESSIONI TRASVERSALI

Femminicidio.

Cos'è?

C'è sempre stato? Certo, magari non si nominava. Quindi sembrava non esistesse. Ma c'era, si in varie forme e spesso sotto nascondimenti, anche legali. Ricordiamo che fino a poco più di 40 anni fa (1981) esisteva in Italia il delitto d'onore, che come sappiamo legittimava padri, mariti e fratelli a difendere l'onore della famiglia anche con l'omicidio di donne: mogli, figlie e sorelle.

Per il futuro? Non si sa. 

Mi chiedo: perché un femminicidio sa di scabroso più di un omicidio tra uomini o tra un uomo e un ragazzo o ancora tra un adulto e un bambino? Tra una donna e un'altra donna, esiste? 

Io, a tutte queste domande, così a bruciapelo, non saprei cosa rispondere. Ovvio. Cercherò, strada facendo in questo articolo, di ragionarci su, per poter tradurre in parole una specie di dialogo in me che procede ad occhi chiusi, lasciando che le dita scrivano da sé.

Allora, comincio:

la cosa più banale é che la donna fisicamente è generalmente meno forte di un uomo e quindi in caso di aggressione fisica, non sarebbe scontro o duello alla pari, ma sopraffazione. A meno che la donna in questione non sia armata o abbia fatto qualche anno ad apprendere arti marziali o di difesa personale.

Eppure, qua e là noi donne siamo intelligenti, detto meglio, diversamente intelligenti e intuitive degli uomini: spesso sappiamo intuire e, in tempo, darcela a gambe. Oppure intuiamo dove colpire senza alzare le mani e  mediamente, inconsciamente o meno, sappiamo come colpire un uomo indipendentemente dalla fisicità del maschio in questione.

Penso: può c'entrare col fatto che tutti, uomini o donne, siamo stati generati da una donna? Potenziale o di fatto nelle donne c'è la fonte della creazione. Certo lo spermatozoo serve, seppure con le nuove tecnologie e certi “miracoli” della scienza e della tecnica, probabilmente un giorno si potrà procreare senza più coinvolgere un uomo.

Non so. Può darsi. E allora in quanto madre, nello spirito profondo degli uomini come è previsto nella liturgia Mariana, la donna - potenziale universale materno -  deve stare sempre a fianco del figlio, dalla  parte del figlio. Che questo sia, bambino o adulto, vivo, quand'anche morto.

Possibile? Non saprei. Forse, generalmente le donne emanano un tipo di energia che gli uomini per loro natura non hanno e a volte alcuni la vogliono catturare questa energia, la vogliono possedere forse per loro differente uso e consumo.

Rifletto sul fatto che ad oggi ci sono moltissimi uomini apertamente omosessuali identificati con le madri reali o desiderate e mai avute nella realtà, magari rappresentate da una nonna, una professoressa fantastica presa a modello e via dicendo. L'energia di queste figure è potentissima, nel senso che esprime forza persuasiva, generativa e figurativamente penetrativa. 

Indipendentemente dall'inclinazione omosessuale o meno di un figlio maschio, possiamo tenere presente che ancora oggi in molte famiglie tradizionali il figlio maschio risulta essere prediletto da madri o padri fin da prima che arrivi al mondo: “auguri ai figli maschi!”. E va bene. Quindi possiamo però ipotizzare che se in queste famiglie esistono figlie possano essere figlie un po' invisibili nel migliore dei casi, ma spesso addirittura svalutate, inferiorizzate e allenate al chiedere attenzione ai genitori (al mondo) nella loro abitudine al venire dopo al maschile. No, non è automaticamente così! Nulla si verifica allo stesso modo, perché le variabili in gioco sono innumerevoli. 

Va bene, tutto abbastanza condivisibile.

C'è da dire inoltre che come figli e come figlie in molti sfortunatamente abbiamo avuto madri oltre che accudenti anche aggressive, magari svalutative, egocentriche, talvolta malate psichicamente, esibizioniste, alcooliste, tossicodipendenti, per niente materne nel senso stretto del  termine.

Il materno quindi non coincide sempre con il femminile fantasticato, anzi.

Per contro ci sono uomini assai accudenti  e sono maschi sufficientemente equilibrati e sessualmente in sufficiente armonia con il loro corpo e quello femminile. Lo stesso per le donne: che siano oppure no, madri.

Anni di ricerche e su abusi e maltrattamento all'interno delle famiglie hanno portato alla luce che storie drammatiche imperniate sul maltrattamento richiedono passaggi transgenerazionali sovente sostenuti da percorsi psicoterapeutici. Queste dinamiche trascurate e non curate possono alimentare come delle infezioni psichiche capaci di ammalare i vari membri del sistema familiare, generando così gravi forme patologiche. Anche di una certa gravità e, in una grande maggioranza nei casi, mai riconosciute.

Va bene... e allora?

Allora questa serie di dinamiche iniziano a dar forma a una serie di fattori precipitanti che danno l'avvio all'ingravescenza del fenomeno violento. E in questa cornice ci sono uomini che odiano le donne, donne disposte alla sottomissione e alla seduzione, donne che odiano gli uomini, uomini violenti e via dicendo.

È chiaro che la potenza del sistema familiare come anche le patologie dello stesso si intrecciano  più o meno a incastro  le une con le altre. In generale, possiamo pensarci consapevolmente tutti discendenti da storie di pace, seppur relativa, oppure da sistemi pregni di scontri e conflitti violenti per il dominio.

Detto questo, in generale, uomini e donne tentano di modificare queste difficoltà e mortificazioni. Scopritori di territori nuovi da co-costruire per se stessi generativi del nuovo sistema desiderato. Siamo in cerca, anche inconsapevolmente di liberazione dai copioni  disfunzionali ereditati.

Il lavoro auspicabile: insieme per realizzare ridefinizioni di sé e del mondo, nelle nuove  costellazioni familiari che saremo stati capaci di co-generare, eventualmente con l'aiuto necessario: Spirituale e filosofico, psico-terapeutico, estetico, drammaturgico, e via dicendo.

Necessario non abbandonarsi alla sconfitta verso un nemico fantasticato imbattibile: la famiglia d'origine con la propria sofferenza.

Torniamo al tema: perché così tanti femminicidi, nonostante...  Ma nonostante che cosa? Che noi donne studiamo, che noi donne possiamo scegliere di fare o non fare figli, che in teoria ad oggi noi donne abbiamo molta più libertà e autodeterminazione che in passato.

Eppure, nonostante ciò, i dati suggeriscono che nel sistema del lavoro le donne siano meno pagate, con cariche meno prestigiose, e via dicendo. Ragionandoci, si può pensare che il sistema del mercato del lavoro umili di nuovo le donne come le famiglie di origine: ancora sottomissione, umiliazione sfruttamento. Un enorme paradosso.

Procedendo in questa indagine, teniamo presente che sul lavoro l'apprezzamento delle donne verso  altre donne, a volte non ha la stessa forza di quando arriva da un maschile. Tanto, poco, pochissimo prestigioso? Non fa molta differenza agli occhi di chi va cercando l'approvazione maschile. Sul lavoro come forse in tutti gli altri ambiti.

Ad esempio noi donne siamo inclini al doverci sottomettere inconsapevolmente al sistema estetico imposto dalla pubblicità martellante (il nuovo patriarcato?),  siamo troppo spesso disponibili a perdere parte della nostra identità per aderire agli stereotipi che il sistema sforna in continuazione. Sembra non essere mai sufficiente la sottomissione al modello: abbigliamento, interventi estetici, sessualizzazione del corpo, postura: se tu non sei attraente, erotizzante e disponibile, come donna non vali mai abbastanza.

Sottomissione  a cui le donne sono sensibili: spesso pur di essere oggetto di amore, disposte a umiliare se stesse. Questo insieme di fattori forse ci dà un indizio sul perché alcune donne rimangano in relazioni violente rischiando la vita, a volte perdendola.

E cosa accade tra uomini e donne? Ancora, perché tutti questi femminicidi?

Parlando per metafore. Nei secoli, tutt'oggi, vediamo cosa sta accadendo: i territori vergini, autorizzano i predatori a fare mambassa dei frutti e delle pepite d'oro.

Cosa accade solitamente nelle storie che parlano di predazione, uccisione e tutto il resto?

In alcuni casi il predatore si appropria di tutto quello che il terreno ha da offrire e lo sfrutta finché non vi rimane più nella. Oppure in altre situazioni ad un certo punto individualmente o assieme ad altre fonti di energia, visione e spiritualità, scatta la consapevolezza delle vittime che non si può andare avanti così.

Con il tempo che serve, si comincia a riconoscere lo scempio, l'inumanità, la propria sottomissione al servizio del predatore finché non compaia all'orizzonte che ci si deve unire, che non sarà facile, ma il processo di cambiamento evolutivo attraverso la presa di coscienza sarà l'inizio di una nuova civiltà.

È successo in alcune culture. Alcune, ma ciò dice che questo processo è possibile. Non ovunque, ora! Certo, non è così automatico.

Non sto parlando solo di donne, sto parlando di maschi e di femmine. Anche gli uomini  e non raramente sono nella necessità di emanciparsi da modelli patriarcali che li hanno mortificati in maniera assai pesante, là dove non era previsto un aperto riconoscimento per i figli, necessitando all'interno del sistema patriarcale, la sottomissione anche dei figli maschi al pater familia.

Uomini che talvolta per inconsapevole rivincita emulano la violenza del padre continuando a subire umiliazione anche da se stessi continuando paradossalmente a sottomettersi al modello paterno. E umiliando le donne con cui stanno. È un circolo vizioso drammatico.

Per concludere possiamo chiederci di nuovo: perché gli uomini ammazzano le donne  in questo momento storico?

Di nuovo, la domanda rimane aperta e da parte mia che sto riflettendo insieme a voi che mi leggerete, attualmente non è possibile chiuderla lì, peccando di semplificazione.

Serve riconoscere oltre la violenza del sistema di potere che avvolge il mondo, anche la violenza differentemente subita da donne e uomini,  all'interno dei sistemi patriarcali nelle loro accezioni distruttive. Luci ed ombre che sconfinano l'intrafamiliare e il transgenerazionale.

Le tracce, senza confini.

 

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